PREFAZIONE

(2003)

 

L’anonimo poeta, autore di questo lavoro, intende subito sgombrare il campo da un equivoco: le sue memorie non costituiscono ricordi, benché talvolta siano state occasionate da fatti concreti, da episodi di vita quotidiana, quanto piuttosto devono ritenersi altrettanti “promemoria”: dapprima meri appunti, istintivi riporti su carta scritta delle impressioni che accompagnano l’attività versificativa vera e propria, poi, a mano a mano che l’autore prendeva coraggio (e, diciamolo pure, ci prendeva gusto), brevi dissertazioni di poetica, di teoria estetica intorno alla poesia.

Ma piace all’autore presentarle così: lasciarle immutate per rendere al lettore il senso del loro divenire.

La ragione di tale evoluzione è da ravvisare nell’esigenza, sempre più urgentemente avvertita, di dotare la sua produzione poetica di un adeguato sostegno teorico, di una corazza protettiva dove le sue poesie potranno conservarsi in seguito al loro ingresso nei voluminosi cassetti del dimenticatoio letterario.

Un atto estremo di autotutela, dunque, a futura testimonianza, semmai ve ne fosse bisogno, dell’importanza che la poesia rivestì per lui, se è vero che egli, in talune fasi della propria vita, intese disperatamente aggrapparsi alle proprie liriche, così come al filo del suo (purtroppo limitato) talento, per risalire la china della propria considerazione di sé.

Insomma: se è in sorte che i suoi scritti debbano restare anonimi, gli sia almeno consentito di offrirne un’interpretazione autentica a tutti coloro che per avventura o per affetto se ne vorranno accostare, non essendo lecito aspettarsi che qualche critico, almeno in tempi brevi, presti loro tanta attenzione da arrivare a sottintenderne una poetica.

Con la doverosa precisazione che l’autore di queste memorie non possiede una cultura sterminata in fatto di cose letterarie, dato che proviene da altri studi accademici e, pertanto, si scusa col lettore per le ingenuità che vi potrebbe scorgere.

Se, poi, talune delle riflessioni che sono contenute in questo lavoro dovessero arrecare un contributo, sia pure modesto, al dibattito attuale o futuro sulla poesia, l’anonimo (e, beninteso, sedicente) poeta se ne dirà profondamente onorato.