UN SALUTO DA MESSINA
Da Messina saluto l’Italia
le cui strade assolate proseguo
senza mai posa
in cerca di cosa non so
con quanta benzina potrò
A Marsala, dal mio terrazzino
controllavo l’intera prigione
e dall’alto non visto sbirciavo
i reclusi giocare a pallone
Ed in spiaggia, non molto lontano
un tappeto di corpi distesi
una ressa di mamme e piccini
e di belli e di bulli e di obesi
E’ sera…
Son spenti oramai a Messina
i lustri di un’altra vacanza
impressi negli occhi di chi, come me
all’età di trent’anni
già vanta le estati trascorse
già inventa trascorsi mai stati
SOPRA IL COLLE DEL NOSTRO INFINITO
Spalanco la finestra e attendo
che faccia presto sera
che copra i nostri assalti come un velo
la fonda e consenziente notte nera
Nell’auto, così oscena e avviluppata
sviluppi nel pistone un’energia
che sfrega nel cilindro e batte in testa
e sfoga tra le tue braccia
Più tardi ce ne andiamo ancora a caccia
– guidati dai fanali e dalle stelle –
di un luogo di romantico abbandono
in cui scambiarci ancora il nostro dono
E così, per sentieri solitari
arriviamo quand’è notte a Recanati
fino in cima, su quella sommità
dove al Sommo parve dolce naufragare
E nel mezzo di una nuova intimità…
Io ti chiedo di incarnare quella Silvia
di cui forse in gioventù si era invaghito
e che ora finalmente lo divaga
sopra il colle del nostro Infinito!
RITORNO A ROVIGO
Ritorno a Rovigo in agosto:
nell’animo mio trova posto
un vecchio ricordo rimosso
che adesso rimiro commosso
Io cerco e ricerco
e cerco
momenti vissuti di già
le storie scolpite nel tempo
memorie di tenera età
Ed ecco le torri e i giardini
nei quali correvo beato:
lo stagno di anatre e cigni
si è prosciugato…
Ed ecco le piazze a me note
percorse da rapide bici:
invano per strada rincorro
tracce di amici…
E tu che mi rechi per mano
nei luoghi di un cuore bambino
non sai che l’accesso è precluso
a chi non mi è rodigino?
Io cerco e ricerco
e trovo
momenti vissuti anni fa
le storie scalfite dal tempo
frammenti di felicità
LA SFILATA
Sono stato a Venezia
col mio amico Tutto d’un pezzo
e l’amico Un pezzo di tutto
a sfilare in mezzo alle maschere
fra tanta assordante allegria
All’età mia
ancora commetto un errore:
mi maschero da spettatore
e infesto in tal modo ogni festa
di un sordido e muto rancore
CHIAROSCURI A ROMA
a Georgia
Piove…
Ma l’acqua ci arroventa
però:
tra rami secolari
noi cuori solitari
troviamo riparo
Poi scroscia
e andiamo via di corsa:
via Veneto ridotta a un acquitrino
un bar per consumare uno spuntino
che già si è fatto tardi
a un tratto
Schiara…
Ma è un sole che ci adombra
un po’:
il tempo di arrivare alla stazione
un bacio dato al colmo di passione
che già la voce annuncia
“In partenza…”
Pazienza
– sorrido –
Più tardi ci sentiamo?
Ti amo
– sospiri –
Però… vorrei già star lontano!
FANTASIA D’INCONTRARTI
Napoli oggi copre
un nembo di apatia
Poi spiove
e schiara in me una fantasia
d’incontrarti
Miraggi che fendono il cielo
I raggi del sole son fili
dorati
percorsi illuminati
Sentieri di pensieri
come lenti binari di ieri
o larghe autostrade di domani
risalgono a te
Mi arrampico a te
gattina celeste
persiana del nord
rocca inespugnata
fortezza di certezze ritrovate
Tu sei un fiore sbocciato
sui rami secchi
del pianto mio passato
PIANTONE DI NOTTE
Sento le fredde camerate
silenti e sonore
e passo in sordina le ore
frugando nei sogni di tanti
Presto una grata mi avverte
che vuole albeggiare
e ascolto gli uccelli cantare
al suono di antiche campane
Così mi ritorna l’Italia
l’antico mio borgo nativo
quel vecchio sapor di provincia
che scorgo sui tetti, nei viali ordinati
negli usci che san di pulito
sul corso che muore in campagna
Nell’ora dell’alzabandiera
son gli echi di questo paese
– non gli inni dei nostri soldati –
a far lusinghiero e dolce il richiamo
di questa mia terra…
È l’infanzia la mia madrepatria!
È la vita, in tempo di pace
la sola mia guerra!
LA MIA VITA DI MEZZA FRONTIERA
A volte mi credo un evaso
che prova a varcare il confine
ma trova ad un posto di blocco
l’arresto più forte: la sorte
Così mi ritiro in prigione
davanti a una grata finestra
ma il rancio è una magra minestra
un brodo di monotonia
Ecco perché scappo via
come a fuggire un destino
quasi a cercare in me stesso
il vecchio bambino
che un giorno mi è stato rapito
stuprato e poi rilasciato
ed ora mi invoca smarrito
dal regno remoto di Altrove
Ma sempre mi fermo di schianto
davanti al suo ignoto confine
da cui mi divide un rimpianto
Ecco, è tutta qui
la mia vita di mezza frontiera:
vissuta tra il fronte e la patria galera
sognando di evadere in terra straniera
PAOLINA
Paolina è una ragazza
di appena sedici anni
che fradicio ho agganciato
per strada a Salisburgo
la notte del trentuno
E non una parola di tedesco
si parlava
un inglese goffamente masticato
che a condurci in discoteca ci è bastato
sulla pista di un montante desiderio
Ma certo non un filo di speranza
dai suoi occhi
scaturiva solo il lampo di una sera
lo sapevo, si d’accordo
lo sapevo
ma adesso che si è spento
brucio di dolore
In un mondo ove tutto finisce
e sfiorisce in ricordo il pensiero
io mi chiedo se sfiori più il vero
questa sua libertà disillusa
o l’illesa mia necessità
APPUNTI DI VIAGGIO
Quando viaggio con l’auto mi assalgono strani pensieri:
mi salgono alla mente
episodi sotterrati nel passato
e il piede fatalmente scende giù
Sai, frastornato da incroci e da svolte
mi soccorre accostare me stesso
ai bordi di amori
che il tempo consuma e sorpassa
Tutto scorre alla mia vista
e tutto passa
come una pista d’asfalto rovente
Come una Rover e un brutto incidente…
Non rallento la mia corsa per il mondo
su valichi o pianure
ma proseguo accelerando fino in fondo
a rischio di uno schianto
ma libero da freni e da cinture
BILANCIO DI PRIMA GIOVINEZZA
Un tempo, quando la pianta potavo
dei verdi miei anni
mille e poi mille risposte
io davo, a mille e poi mille miei affanni
E quante radici nascoste
tagliai, così da recidere tutto
perfino una spina dal cuore estirpai:
l’amore tuo credulo e intatto
Spiccavo a quel tempo il mio volo
ma adesso che sono al lavoro
mi fermo a guardare gli uccelli…
Mi frullano leggi e ricorsi
e mille e poi mille e poi mille rimorsi
e aspiro a passar di livello
e i fogli sui quali mi ispiro
– i soli che firma il mio estro –
son quelli uso bollo
GLI UCCELLI
Lassù
nel cielo sconfinato
tra nubi rade
che sembrano formare
mobili cornici
volano gli uccelli
come un corpo solo
che cade
risale
scompare
in volo
Ed io, quaggiù
tornando dal lavoro
le mie braccia sono ali
la mia faccia fende l’aria
e la mente, rapita
sorvola un’altra vita
PADRE
Padre, malgrado la tua età
ti alzi ancora
a quest’ora di mattina
mentre dormo
o provo a prender sonno
E mi chiedo chissà poi come ti senti
quando esci se dal freddo sbatti i denti
se ti senti un poco solo od invecchiato
quando scendi tra i clamori del creato
Te ne vai che il lavoro già ti aspetta
e già pensi alla pensione che ti è stretta
mentre dormo o mi addormento senza fretta
LAMPI D’OTTOBRE
Corriamo sotto lacrime di pioggia
Sopra rivoli di pianto scorrono
gli ultimi istanti:
pallidi lampi
abbagliano il nostro
amore stanco
Io che saltello
così comico ai tuoi occhi
da sembrarti Alberto Sordi
o Pippo Franco
Tu che mi insegui
come al solito fra noi
raccolta in punta d’ombrello
accorta a impuntarti sui tacchi
coi piedi inzuppati e spacchi
di una gonna di sepolti desideri…
E ridevi mentre in fondo piangevi
e pioveva sopra un fradicio attore
e scoccava questo lugubre ottobre
ultimi strali di funebre amore
MAI PIU’
Il vecchio villaggio percorro
come una chiesa
I portici stinti trascorro
come in attesa
Lo scoglio di estivi bagordi
mi affiora i ricordi:
la mia gioventù
Un mare di aizzante fragore
mi affonda nel cuore
un sordo mai più